Tamara Gorska – in arte de Lempicka, dal cognome del marito Lempicki – nasce a Varsavia, da facoltosi genitori, il 16 maggio 1898.
A 13 anni, assieme a sua nonna, visita l’Italia e scopre la sua passione per l’arte.

A 16 anni conosce Tadeusz Lempicki, giovane avvocato di Pietroburgo, che sposerà due anni dopo.

Nel 1918 arrivano entrambi a Parigi, dopo una sosta a Copenaghen. In questo periodo nasce la figlia Kizette, mentre il matrimonio inizia a naufragare, ed è questo il momento in cui (per stessa ammissione dell’artista) nasce il bisogno di esprimersi e dipingere. Prende quindi lezioni di pittura, prima da Maurice Denis e poi da André Lhote, con l’intento di vendere i suoi quadri e così guadagnarsi da vivere.

Nel 1922 partecipa al Salon d’Automne. Dopo questa sua prima apparizione, la pittrice continua a esporre a Parigi fino alla seconda metà degli anni Trenta.

Nel 1928 Tamara divorzia dal marito e nel 1933 sposa, sotto consiglio della madre, il barone Kuffner, assieme al quale si trasferisce nel ’43 a New York.

Questo è un periodo rado in cui le esposizioni sono meno frequenti e i critici meno attenti alle sue opere. Questo però è il momento delle opere a carattere umanistico e pietistico, i corpi non sono più sottoposti alla memoria cubista bensì assumono forme più dolci, spiegate da una crisi dell’artista nel periodo della seconda guerra mondiale che la costringe, appunto, a trasferirsi in America.

Nel 1932 Tamara, appartenente alla corrente Art Déco, fa sognare collezionisti americani ed europei con i suoi ritratti colorati e volumetrici, vera incarnazione dei Ruggenti Anni ‘20. In un’ambientazione immaginaria, quasi fosse stata progettata e costruita in uno studio cinematografico, appare una giovane donna bionda, dalle seducenti labbra e unghie rosse (appunto Marjorie Ferry, cantante di cabaret di origini britanniche che si esibiva a Parigi), avvolta da un lenzuolo di raso bianco che le nasconde le nudità. L’artista attraverso l’architettura in pietra levigata della balaustra curva e le quattro colonne ascendenti che racchiudono il soggetto in un’altezza olimpica, ci suggerisce un rimando all’antichità classica, forse ad Atena, dea della saggezza e protettrice delle arti.

Nel 1941 si tengono delle personali a New York, Los Angeles e San Francisco. Di questo periodo si noti la perfezione formale della composizione, curata nei particolari con cura e preziosità tecnica che sembra discendere dai maestri fiamminghi e che verrà contrapposta al dilagante astrattismo. Con questo spirito vengono esposte le sue opere nel ’57 a Roma.

Intorno al 1960 lo stile muta a vantaggio dell’arte astratta con l’utilizzo della spatola, contorni confusi e pochi accenni di colore. L’indifferenza della critica alla mostra di New York del 1962, anno nel quale muore per infarto il barone Kuffner, spinge l’artista a dichiarare che non avrebbe più partecipato ad alcuna esposizione.

Tamara de Lempicka muore il 18 Marzo 1980 a Cuernavaca, in Messico, durante il sonno. Conformemente ai suoi desideri, la figlia Kizette ne spargerà le ceneri sul cratere del vulcano Popocatépetl.

LE GRANDI DONNE ARTISTE
Portrait de Marjorie Ferry-1932
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